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La chiesa di San Savino e la cripta con il mosaico pavimentale
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Le origini della chiesa di San Savino - Testo di Mons. Gianpiero Franceschini
La Basilica di San Savino, così come la vediamo oggi è frutto della riforma voluta da Mons. Giambattista Scalabrini e diretta dall’Ing. Ettore Martini il quale ha lavorato per ridarle la configurazione romanica così come doveva essere fin dal principio.
Il successore di San Savino, San Mauro i cui resti mortali si trovano nell’urna posta nell’abside minore della basilica, fece seppellire (420) San Savino nella cripta della chiesa dei 12 Apostoli che poi passò a chiamarsi chiesa di San Savino.
L’altare che possiamo ammirare nella cripta è del 1481, ha contenuto le reliquie del Santo e ha avuto diverse vicende essendo trasferito nel 1707 nel presbiterio superiore e la cripta viene riempita di detriti ed anche i mosaici vengono sepolti. E’ proprio di questo periodo che Basilica subisce una trasformazione radicale passando dal nativo stile romanico alla configurazione barocca. Furono demoliti l’absidi maggiore (1631) e quello della navata sinistra (per chi guarda l’altare); furono sfondate le pari laterali (1650) e costruite altrettante cappelle – l’unica rimasta è quella che oggi ospita la Madonna delle Grazie (Medaglia miracolosa); furono modificate le finestre che da ogiva romanica passarono ad essere maggiori e rettangolari; fu impostato un cornicione all’altezza dei capitelli del presbiterio che circondava tutta la costruzione; fu adornata di stucchi ed ogni arcata fu configurata per onorare il Padre, il Figlio e lo Spirito santo; venne ricoperta la facciata romanica e posta l’attuale facciata della Basilica per opera del capomastro Francesco Tramelli. Fu abbattuta la parete in cui attualmente si trova il grande rosone e la sala sopra il pronao servi come ricettacolo dell’organo posto in funzione nel 1689. Nel 1721 viene realizzata e posta la cancellata in ferro battuto realizzata da Paolo Maria Nibbio, che ancor oggi delimita il pronao della Basilica. Nel 1731 viene posto nel presbiterio l’attuale altare barocco, progettato dall’architetto Alessandro Reni, nella cui urna sottostante sono custodite le reliquie di San Savino che periodicamente sono state “riconosciute” tramite processi compiuti dai Vescovi alla presenza dei notai che hanno redatto i debiti verbali, le ultime sono di Mons. Scalabrini (1880) e Mons. Umberto Malchiodi (1956). Come accennato all’inizio Mons. Scalabrini, amante dell’arte e soprattutto del romanico,all’inizio del 1900, chiese al parroco Don Pio Cassinari di dar inizio alle riforme per riportare la Basilica allo stato originale. L’Ing. Ettore Martini presiedette i lavori. 1350 è la data riportata da un affresco rinvenuto durante i restauri del 1900 quando si voleva riportare la facciata allo stile romanico coperto dalla sovrastruttura barocca. Attualmente quegli affreschi che impreziosivano la facciata si trovano riportati su supporti nel presbiterio: una parte dell’Annunciazione e una Vergine col Bambino e santa. Sempre nel presbiterio è stato incastonato al tempo della ristrutturazione un tabernacolo datato 1510.
Nel 1926 la bottega del ferro di Ferruccio Tansini (1877-1957) realizzò in ferro battuto, la “Croce bizantina” originariamente posta nel catino dell’abside ed ora all’inizio della navata di destra (per chi entra in chiesa). Questo artigiano ha progettato e realizzato le balaustre (3) e 3 inginocchiatoi in ferro battuto, come pure la cancellata che sovrasta la scalinata che porta alla cripta. La detta scuola ha realizzato una serie di lampadari che per tanti anni hanno adornato le arcate (due di essi ora sono istallati nelle sacrestie) come pure due grandi candelieri per l’altare maggiore e due portalampade del Santissimo.
Ringraziamenti Un sentito ringraziamento a Mons. Giampiero Franceschini, per la grandissima disponibiltà durante le riprese fotografiche. Le autorizzazioni alle riprese fotografiche degli edifici ecclesiastici della Diocesi di Piacenza sono state concesse dal Direttore dell'Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della stessa Diocesi, al quale va il mio personale ringraziamento. |
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