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La basilica di Sant'Antonino - I percorsi della Via Franchigena

 

Tra gli edifici sacri piacentini la Basilica di S. Antonino è sicuramente uno dei più interessanti sotto il profilo storico artistico per la complessità della struttura architettonica e dell'apparato figurativo. All'anno 400 si fa risalire la traslazione nella suddetta basilica del corpo di Sant'Antonino, patrono della città, soldato della legione Tebea, decapitato, secondo la tradizione, nei pressi di Travo nel 303. I resti del santo sono ancora oggi conservati in un'urna sotto l'altare maggiore, assieme a quelli di San Vittore, primo vescovo di Piacenza (322-357). La collocazione extra moenia espose la chiesa a continue distruzioni e saccheggi fino alla sua distruzione avvenuta nel X secolo. Data la sua particolare struttura l'edificio è stato considerato il frutto di successive campagne di costruzione, ma studi recenti hanno stabilito che si tratta di un unico cantiere, identificabile con quello finanziato dal vescovo di Piacenza Sigifredo nel 1014. A quest'epoca risale probabilmente tutto l'impianto architettonico della chiesa, compresa la base quadrata della torre, alzata poi nel corso del XII secolo e alleggerita da bifore disposte su tre ordini. Al XII secolo risalgono anche le figure del portale, rappresentanti Adamo ed Eva, riconducibili per le loro caratteristiche alla "scuola di Piacenza". L'interno risulta diviso in tre navate da poderosi pilastri. Il pavimento fu sopraelevato, lasciando, fortunatamente, in evidenza le basi delle colonne risalenti al periodo preromanico. L'eccezionalità di tale costruzione è confermata dalla presenza di affreschi (metà XI secolo) che dovevano coinvolgere l'intero edificio e di cui oggi rimangono solo tracce nel sottotetto e alla base della torre.
Gli affreschi rappresentano un importante ritrovamento sia per la stretta integrazione tra la partitura architettonica e la decorazione, sia per la qualità dei brani pittorici, riconducibili alla scuola lombarda. I personaggi che vi sono raffigurati ricordano le figure greco-bizantine per la fisionomia orientaleggiante e la staticità della figura, ritratta sempre frontalmente o leggermente girata. Gli studiosi ritengono che si tratti di patriarchi e di profeti, uno dei quali è identificabile con Osea.
Al 1624 risalgono gli affreschi del presbiterio realizzati da Camillo Gavasetti, pittore patrocinato dal cardinale Odoardo Farnese. Nel presbiterio sono presenti cinque grandi tele realizzate da Robert de Longe (1693-1695) con le storie di Sant'Antonino, indubbiamente la commissione pubblica più importante del pittore a Piacenza. La pala d'altare rappresenta S.Antonino e S.Savino venerano la reliquia della S.Spina mentre le quattro tele alle pareti raffigurano: la Predicazione di S. Antonino, la Decapitazione di S.Antonino, il Ritrovamento e la Traslazione del corpo del Santo. Nel 1624, poi, venne collocata nella cappella del Santissimo Sacramento una pala raffigurante l'Ultima cena dell'artista genovese Bernardo Castello, commissionata da Bernardo Morando, anch'egli di origini liguri e poeta di corte presso i Farnese. Si devono infine segnalare interventi di restauro ottocenteschi e novecenteschi, questi ultimi condotti dall'architetto Giulio Ulisse Arata, rimarchevoli per una rigorosa interpretazione dell'idea di restauro analogico. Fonte: www.piacenzamusei.it

 

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